– I luoghi del pensiero e della creazione – Essere del proprio tempo –

di Ambra Piccin

 

C’è un momento ben preciso, in cui i materiali, colori e le sperimentazioni sono usciti dai laboratori dei pittori, degli artisti e degli stilisti per entrare negli studi di progettazione degli architetti.

In un percorso temporale che si snoda dal romanticismo al realismo attraverso l’impressionismo fino alla linea espressionista in Europa, “essere del proprio tempo” era il tema imperante in tutte le nazioni culturalmente aggiornate.

Mentre già dalla fine dell’Ottocento la pittura “in atelier” è stata contrapposta dalla pittura “en plein air”, ovvero praticata all’aperto, l’unica ammessa dai pittori impressionisti come Monet, Pissarro e Renoir, era invece rifiutata da Degas secondo il quale solo in un Atelier si poteva svolgere un lavoro piu’ razionale sulla luce da conferire a un’opera.

E in effetti già ai primi del ‘900 con il cubismo, Picasso raccontava al mondo la nuova svolta dell’arte moderna: e’ il 1912 la data convenzionale nella quale si fa entrate un oggetto o un “materiale” in un’opera d’arte: l’artista iniziò a produrre quadri inserendo e utilizzando nelle tele pezzi di lamiera di zinco, stagno, pietre, colla, fino alla magnifica “Natura morta con sedia impagliata” insegnando così, a tutti noi, la potenza propria dell’assemblaggio visivo e materico degli elementi.

 

La vera nascita di un Atelier per un progettista risale al 1910, in Olanda, con Piet Mondrian e la sua sperimentazione di sintesi estrema della realtà, fino al superamento definitivo della natura con la nascita della rivista De Stijl 1917 e del movimento Neoplasticismo con il loro motto: “E’ necessario ottenere che la nuova estetica plastica si riveli, come stile, in tutti gli oggetti, nascendo da nuovi rapporti tra l’artista e la società”.

Questo contesto, in cui si inserisce l’inimitabile “Sedia Rossa e Blu 1918” di Gerrit Rietveld,  fu assunto e poi sviluppato anche dal movimento Bauhaus, fondato nel 1919, con direttore l’architetto Walter Gropius che prosegui’ fino al 1933 con l’architetto Mies van der Rohe.

l’Istituto, straordinario nella sua innovazione, riuniva l’Accademia di Belle Arti e la Scuola di Artigianato Artistico di Weimar in Germania: il progettista-design veniva formato, per la prima volta nella storia, entrando in stretto contatto con i materiali, le essenze e i colori, in appositi ambienti, magazzini e laboratori: si progettava finalmente in un Atelier.

Questo “vento” che attraversava l’Europa era inquieto, infatti nel 1920 la grande domanda posta dal costruttivismo era: “qual’è l’arte per i tempi nuovi?” aprendo così la strada a nuovi percorsi di crescita progettuale e sperimentale, aperta anche agli architetti e ai designer piu’ “consapevoli” che nei loro Atelier istituirono i “luoghi del pensiero e della creazione”.

 

Con tempi differenti in America, piu’ nuova e multietnica e con meno freni culturali, rispetto a un’Europa  piu’ vecchia, conservatrice e tormentata, probabilmente con le soglie della trasgressione piazzate piu’ in basso, il primo architetto ad utilizzare costantemente uno spazio destinato alla raccolta dei materiali da utilizzare nelle sue realizzazioni è stato Franck Lloyd Wright (1867 – 1959). Per lui la progettazione architettonica doveva creare un’armonia tra l’uomo e la natura, costruendo un nuovo sistema di equilibrio attraverso l’integrazione dei vari elementi artificiali propri dell’uomo e quelli naturali, di qui la sua grande ricerca sui materiali piu’ adatti e sulle lavorazioni artigianali piu’ efficaci dove ad esempio per la realizzazione della nota Casa sulla Cascata del 1936, in una stanza del suo studio aveva ricreato un Atelier appositamente dedicato dove eseguiva le sue sperimentazioni.

 

Un Atelier  non è uno spazio espositivo, ma è il luogo in cui un architetto, un design, un artista trasforma i materiali che ha raccolto in risorse e stimoli per nuove idee e nuovi confronti, nuove sfide, condivisioni e nuovi obbiettivi: è appunto il “luogo del pensiero e delle creazioni” che in fondo è un modo personale ed attuale di … “Essere del proprio tempo”.

Ambra Piccin

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Comments
  • Gianni Possagno
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    Materiali e colori si fondono, prendono forma.
    Sperimentazione, gusto, creatività, mosse dal pensiero e dalle mani che collaborano, reinventando ciò che riesce a sorprendere, appagando i nostri sensi.
    …..Gianni Possagno

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