Sono molti i territori che già hanno intrapreso questo percorso, dove la consapevolezza di costruire nuovi edifici completamente eco-sostenibili si sposa con la ricerca sull’uso dei materiali, generando nuovi impulsi dal design contemporaneo.

Si parla molto in questo periodo di un tema importante per il futuro del territorio alpino: la qualità architettonica e paesaggistica dei piccoli centri montani e del loro circondario. In un contesto profondamente segnato dalla storia, dalla stratificazione delle opere naturali e dell’uomo, la questione di come intervenire tramite un progetto rappresenta un tema certamente non scontato, che ancora prima delle tecniche, mette in campo un problema di atteggiamenti e di “filosofie”, di come pensare le preesistenze, il patrimonio, il paesaggio. Il costruire in montagna evoca immediatamente l’idea di una architettura che s’identifica con lo “stile alpino”, icona tipologica molto più familiare e riconoscibile rispetto ad un’immagine di design più innovativa. Se recentemente abbiamo osservato le trasformazioni del nostro arco alpino secondo modalità al limite del kitch, oggi è finalmente riconoscibile un filone diverso, d’architettura di qualità, meno legato al “manierismo” regionalistico.

Nell’ambito della Conferenza delle Alpi – Conferenza dei Ministri per l’ambiente degli Stati alpini e dell’Unione Europea si tiene ormai da anni il “Premio Liechtenstein per costruzioni e ristrutturazioni sostenibili”: il premio, ormai riconosciuto come una delle più concrete azioni delle Convenzione, è avviato a diventare una sorta di “Nobel” dell’architettura alpina europea. Lo scopo è superare i confini nazionali e sensibilizzare i costruttori a favore di un’edilizia responsabile e innovativa in tutto lo spazio vitale alpino, nonché promuovere concretamente gli aspetti ecologici, economici e sociali della sostenibilità dell’ambiente. Sono molti i territori che già hanno intrapreso questo percorso, dove la consapevolezza di costruire nuovi edifici completamente eco-sostenibili si sposa con la ricerca sull’uso dei materiali, generando nuovi impulsi dal design contemporaneo, facendo si che la pietra e il legno della tradizione vengano ora accostati in modi sempre più creativi a materiali della modernità come cemento, acciaio e vetro, così da far prevalere sempre più il linguaggio costruttivo sui modelli formali.

E se nei villaggi i progetti di completamento e ampliamento si devono confrontare con le forme dei luoghi, gli edifici isolati si rapportano invece con la scala e gli elementi del paesaggio: la modellazione del terreno, le visuali, gli elementi naturali.

Mai come ora, in montagna, l’architettura si trova a risolvere l’incognita progettuale tra continuità e discontinuità, elaborazione della materia del luogo o inserimento dissonante.

A parlarci di queste nuove tendenze del progettare in montagna, è intervenuto a Cortina d’Ampezzo l’architetto Mario Botta a “Una Montagna di Libri” il 7 agosto 2016, dove ha parlato del suo progetto per un Wellness Centre in Svizzera: un esempio di Architettura Ipogea Alpina. Mario Botta, parlando del Villaggio Eni di Corte di Cadore dell’architetto Gellner voluto da Enrico Mattei, si è meravigliato che Cortina non valorizzi questa meravigliosa “palestra di architettura”.

 

Botta ha ben descritto la scelta che, nei nuovi Skyline dell’architettura alpina, devono operare i progettisti, per risolvere con il massimo rispetto il rapporto tra la nuova struttura e le preesistenze naturali: ne è un esempio, nell’immagine centrale, un progetto che ho realizzato recentemente per la ristrutturazione di un rifugio alpino: fondamentale è il principio di comunicazione tra i due corpi di fabbrica collegati si in un organismo unitario, ma ben distinti nella loro consistenza storica.
Lungo la stessa corrente si stanno muovendo anche gli studi accademici più recenti: si chiama “Trasformation Cortina” ed è il lavoro portato avanti dagli allievi di Architettura dell’università di Innsbruck e dell’università itinerante del Tirolo, presentato a Cortina d’Ampezzo il 23 luglio scorso. O ancora, è stato recentemente inaugurato il nuovo bivacco Gervasutti sul Monte Bianco: bellissima e ironica la struttura che ricorda un cannocchiale puntato sulle montagne.
Per non parlare dello splendido intervento del Rifugio Oberholz, progettato dallo studio Peter Pichler Architecture in collaborazione con l’architetto Pavol Mikolajcak, origami d’alta quota: nel cuore delle Dolomiti, a 2096 m, è un capolavoro di vetro e abete incastonato nella montagna, vista mozzafiato inclusa.

 

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