Premessa

L’architettura può contribuire in modo significativo alla qualità dell’ambiente urbano nel quale viviamo.
Nella realtà di Cortina le possibilità di costruire ex novo sono molto limitate, ma ci sono ancora, così come ci sono state negli ultimi decenni. Riguardano (e hanno riguardato) soprattutto i programmi costruttivi controllati dall’Amministrazione comunale (opere pubbliche, case in diritto di superficie, edilizia pubblica in genere). 
Come è noto, gli interventi sugli edifici esistenti sono spesso condizionati da una serie di prescrizioni conservative.
Non mancano, però, edifici che possono essere demoliti e ricostruiti.
Fatte queste premesse, non si può certo dire che gli interventi architettonici eseguiti negli ultimi 30/40 anni, soprattutto nel settore residenziale, abbiano brillato per innovazione e creatività.
La qualità è stata relegata alle finiture degli edifici e agli arredamenti interni (condizionata esclusivamente dalla committenza).
Non è stata fatta innovazione sui materiali e sulle tecnologie.
Il livello qualitativo e tecnologico del costruire è rimasto più o meno lo stesso di molti anni fa.
Queste considerazioni sono percepibili nel panorama urbano della nostra cittadina che appare piuttosto monotona e priva di elementi innovativi in grado di segnare le epoche del costruito.
Fanno eccezione i nuclei storici più omogenei, dove le politiche conservative hanno dato frutti migliori.

Quali sono, a suo parere, le ragioni di questa situazione ?
Cosa pensa si possa o si debba fare per cambiare questo stato di cose ?

 

Innanzi tutto è indispensabile comprendere la natura del vincolopresente su tutto il territorio ampezzano: non si tratta di un vincolo “architettonico” (a carattere storico e/o monumentale): Cortina è stata ricompresa nella mappatura dei territori di massimo Interesse Paesaggistico e di Bellezze Naturali Italiane risalente alla Legge 1497 del ‘39, che con altre innumerevoli modifiche ed integrazioni  si è codificato nel decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”,che a sua volta è tutt’ora in fase di continue evoluzioni soprattutto sulla procedura e sugli ambiti/competenze/controllo di gestione del territorio stesso.

Cioè: Il vincolo paesaggistico è uno strumento previsto dalla legislazione statale per la tutela delle aree di maggiore pregio paesistico, con la finalità di mitigare l’inserimento nel paesaggio di opere edilizie ed infrastrutture nonché di rendere il più possibile compatibili le attività a forte impatto visivo.

Questo comporta principalmente che ogni intervento edilizio, dal piu’ piccolo al piu’ grande, debba prima ottenere una Autorizzazione Paesaggistica senza la quale non può essere inoltrata nessuna altra istanza edilizia, con procedura tecnico-amministrativa piuttosto complessa.

Per semplificare, Il parere di merito che viene ora espresso dalla Soprintendenza non è soggetto a norme, non è codificato o regolamentato, non ci sono prescrizioni o indicazioni o parametri  da rispettare in questo senso: esso  tiene conto e si basa principalmente su  un “percepito visivo” nella memoria storica delle persone, piuttosto che sulla “bellezza” o “bruttezza” di un edificio, e men che meno è ricettiva verso qualsiasi argomentazione di tipo funzionale o socio-economica.

In attualità, la Soprintendenza di Venezia esclude generalmente la possibilità di demolire e ricostruire i fabbricati a Cortina d’Ampezzo, in modo particolare quelli esistenti da piu’ di 50 anni, anche nei casi in cui invece  le Norme Tecniche di Attuazione del vigente Strumento Urbanistico lo consentirebbero. E’ volta al restauro conservativo, ma soprattutto al mantenimento di tutti gli elementi esistenti nel territorio, dal punto di vista paesaggistico.

Senza nemmeno entrare nel merito di un progetto, quello che si evidenzia agli occhi del Soprintendente è che l’intento progettuale riprodurrebbe un fabbricato  che si discosta completamente dall’esistente, non tanto al punto di vista architettonico, quanto da quello percettivo e della conservazione.

 

In una serata recente, mentre “inghiottivo” le mie frustrazioni creative sorseggiando una tazza di te di menta in terrazza, ho scritto nella mia pagina FB questo post:

Il tema è: CHI FA LA GUARDIA AI GUARDIANI?

Non si può piu’ fare architettura a Cortina d’Ampezzo. Operare qui significa ormai essere trattati come poveri indigeni in una riserva indiana, dove non siamo piu’ noi a decidere del nostro territorio… Dobbiamo proteggerci da questo. La Convenzione Europea del Paesaggio…. che dire!!!!!  Oggi il paesaggio è ostentato e svelato, è discusso e adulato, conservato e protetto, ed è ugualmente venduto e rivenduto. Il dibattito contemporaneo sul paesaggio è un fenomeno internazionale che oltrepassa le frontiere linguistiche e disciplinari tradizionali. Grazie alla circolazione universale delle immagini è uno dei mezzi che contribuiscono alla globalizzazione degli schemi visivi. Ma di fronte alla “vittoria” del paesaggio ormai onnipresente, dobbiamo chiederci: Cosa Abbiamo Perso? Qual’è il “costo” reale del paesaggio, e che ne è del suo “altro”, del suo negativo dimenticato o meglio represso? In nome del paesaggio… ATTENZIONE! … Ogni forma di sovraesposizione culturale rinvia necessariamente a un polo occultato e a una mancanza.  In sostanza, la virulenza del dibattito sul paesaggio contemporaneo implica quindi una grande complessità.  E comporta un enorme rischio di immobilizzare qualsiasi espressione artistica ed architettonica umana….”

 

Ho avuto immediatamente e nei giorni a seguire moltissimi riscontri e contatti, in modo particolare sono stata molto contenta di condividere con molti colleghi il desiderio di “fare qualche cosa” e di ricevere molti suggerimenti, in modo particolare dall’architetto Giovanni Pante, precedente Presidente dell’Ordine degli  architetti di Belluno (che qui ringrazio), che mi ha scritto: “sarebbe tempo di organizzare un aggiornamento del grande convegno di Cortina degli anni ’50 sull’architettura di montagna. Sarebbe interessante colà tirar le somme, a distanza di più di mezzo secolo, anche sulle trasformazioni del paesaggio, che non è un concetto “immutabile”. Trattasi pur sempre di un punto di vista : il come appare all’occhio e alla mente di chi lo guarda; reale ma anche soggettivamente percettivo, filtrato attraverso modi (..e mode) d’intenderlo. A me interessano particolarmente le sue “caratterizzazioni” antropologiche, l’espressione delle attività umane dentro quella porzione di mondo chiamato paesaggio. Questi i “valori” paesaggistici che maggiormente, quando mi reco in un luogo nuovo, cerco di conoscere per capire… Quanto ai “guardiani”; conosciamo il problema. Invitiamoli a discutere..”

Proprio in questi giorni abbiamo intrapreso una stretta “rete” di contatti e di comunicazione, stiamo quindi istituendo un gruppo di lavoro per organizzare nei prossimi mesi qui  a Cortina il congresso: “Meeting about /on Alpine Architecture, Environment  and Human Activities”,  un tavolo di grande risonanza “alpina” per far il punto su “architettura, paesaggio e ATTIVITA’ UMANE in montagna” :  abbiamo già molte idee e ci siamo già “accapparati” il sostegno e la partecipazione di importanti esponenti qualificati, sia in territorio nazionale che internazionale, poiché il tema è molto sentito.

La scaletta è ricca e di grande attualità, sarà l’occasione per un dibattito sulla attuale situazione locale e nazionale, gli scenari futuri anche in rapporto ad altre diverse realtà e raggiungerà anche il piu’ ampio e contemporaneo concetto di Terroir (a me molto caro) che ci insegna a guardare un contesto insediativo in termini molto diversificati e articolati, dove c’è spazio per una metodologia di governo del territorio piu’ intraprendente e lungimirante.

In enologia si racconta che se metti un “ambiente” in un calice potrai sentirne l’anima, così per me se metti un “ambiente” in una dimora ne sentirai l’aroma

E’ un lavoro grande, che personalmente mi affascina e mi coinvolge molto, e se me lo concedete approfitto delle pagine del Vostro giornale per chiedere a tutti gli interessati chefossero intenzionati a collaborare  con noi di contattarmi, perché… “Cortina ha un profumo buonissimo”..

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