L’impatto di un’Olimpiade sulla città, Cortina l’ha già potuto sperimentare. Era il 1956, l’anno in cui per la prima volta i giochi olimpici furono ospitati in Italia (successivamente solo nel 1960 a Roma e nel 2006 a Torino). L’architetto Ambra Piccin, studiosa di materie urbanistiche, ci riferisce che “L’evento delle Olimpiadi fu eccezionale, poiché accese su Cortina i potenti fari della televisione, che per la prima volta trasmise in diretta le gare e le varie manifestazioni, facendo conoscere le bellezze della Conca al mondo intero.”

Per Cortina il 1956 fu dunque un anno decisivo nell’evoluzione della città ampezzana, che vide stravolto il suo centro storico con la realizzazione di edifici sperimentali in cemento voluti dall’architetto Gellner, da lui concepiti all’interno del Piano Particolareggiato del Centro (1951-1953) che prevedeva la creazione di un grande spazio sopraelevato a terrazze degradanti disposte verso sud, che avrebbe collegato la zona della stazione con il centro civico vero e proprio,nell’area delimitata dal grande albergo Alaska, dal Residence Palace e del Palazzo delle Poste e Telecomunicazioni, con vari passaggi pedonali che avrebbero dovuto collegare la stazione del treno a quella (nuova) degli autobus al centro. Ma l’urgenza dell’amministrazione comunale di costruire entro la data delle Olimpiadi un elevato numero di edifici, rese impossibile portare a termine il progetto, che si arrestò nel 1955.

Alla fine i singoli interventi realizzati, slegati tra loro, non hanno raggiunto un rapporto di continuità con gli spazi limitrofi, né sono riusciti a formare in modo compiuto l’idea iniziale di assimilazione con il contesto preesistente.

“Alla luce del fatto che Cortina ormai possiede un efficace e completo strumento urbanistico – spiega l’architetto cortinese Ambra Piccin– sarebbe auspicabile che il Comune bandisse un concorso d’idee riservato ai più grandi architetti di fama internazionaleper poter risolvere in modo definitivo l’intera sistemazione organica e funzionale di tutto il centro cittadino e dei vari servizi ad esso correlati”.

L’intervento di grandi architetti ha infatti ricadute positive in molte città europee, specialmente per quanto riguarda l’impatto sul turismo: “Penso ad esempio a città come Bilbao o a Valencia, che fino a qualche anno fa non erano certo mete di primo richiamo a livello turistico. Poi il progetto di Plaza Indautxu o il Museo Guggenheim di Frank Gehry a Bilbao e le varie opere di Santiago Calatrava a Valencia hanno cambiato faccia alla città. Un’opera di grande livello che coinvolga i migliori architetti del mondo potrebbe diventare così il miglior biglietto da visita anche per Cortina, non solo per le Olimpiadi, ma anche per il futuro”. 

E se a Milano è previsto il Villaggio Olimpico principale allo Scalo Ferroviario Romana, – continua l’architetto Piccin – a Cortina sarebbe importante programmare, nei prossimi piani urbanistici, la realizzazione di un VILLAGGIO PER LO SPORT che poi rimanga in modo permanente: secondo i dati di European Travel Commission, il turismo sportivo genera tra i 12 e i 15 mln di arrivi internazionali ogni anno e rappresenta il 10% dell’industria turistica mondiale con un fatturato di 800 mld di euro. Secondo le stime realizzate da CST Firenze su dati del Customer Care ONT, nel 2014 il 15,5% dei turisti italiani e il 18,6% di quelli stranieri hanno scelto di trascorrere una vacanza in Italia all’insegna dello sport.

Si tratta di Villaggi per Vacanze Attive, sempre piu’ presenti in Italia e in Europa, pensati espressamente per un turismo dinamico che ama la natura e ne cerca il contatto, la vera struttura per una “Dolomite Experience” e sarebbe interessante venisse progettata interamente in legno ecosostenibile e antisismico, con componenti a basso impatto ambientale, architettonicamente sostenibili, energicamente passivi: il legno è rinnovabile e riciclabile, è un materiale nobile, è il “nostro materiale”. Si potrebbe utilizzare il legname che stanno raccogliendo nei boschi divelti della provincia di Belluno, dopo Vaia, il ciclone che ha cambiato per sempre il volto dei nostri boschi lo scorso 29 ottobre 2018. L’intervento sarebbe in linea con gli attuali indirizzi espressi a livello regionale sia  per bonificare i 30.000 ettari    di bosco colpito con 2.500.000 metri cubi di materiale schiantato, ma anche per contribuire alla rinascita della montagna e di tutte le realtà contingenti, come ha ben illustrato recentemente il governatore Zaia nel presentare il Piano degli Interventi per il 2019 che prevede lo stanziamento di 309 milioni di Euro  in 350 cantieri condividendolo con la Protezione Civile.

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